Baby Signs®, il linguaggio per comunicare con i bimbi di pochi mesi

Come comunicare con bambini piccoli che non hanno ancora imparato a parlare? Oggi Tata Ivana ci parla del Baby Signs®, un programma di comunicazione gestuale (segnata) rivolta a neonati e bambini udenti molto piccoli (da 0 a 18-24 mesi), studiato per dar loro la possibilità di comunicare prima di aver imparato a parlare.

 

Nella mia esperienza di lavoro con i bambini, ho trovato molto utile usare una serie di segni inventati, spesso insieme a loro, per attivare una efficiente comunicazione tra me e loro.

I piccoli usano i segni precocemente prima della comparsa delle parole in modo naturale e così io sfrutto questa loro capacità per colmare il divario fra il loro desiderio di attivare una comunicazione e la mancanza di una comunicazione verbale. Fornire un segno significa dare al bambino l’opportunità per esprimere un concetto.

Usare questi segni rende i bambini più sereni in quanto sanno di poter far ricorso a questi gesti per potermi comunicare le loro esigenze.

Perciò invito tutti i genitori e chi è a contatto con i bambini ad accompagnare la comunicazione verbale con dei Segni Chiave, che siano sempre i soliti per ogni concetto, per poter così raggiungere insieme ai piccoli una maggiore serenità a livello comunicativo.

In seguito a questa mia esperienza sul campo, ho scoperto l’esistenza del Baby Signs che in Italia è arrivato nel 2015.

Che cos’è il Baby Signs®?

Il Baby Signs® è un metodo di comunicazione gestuale accompagnato alle parole rivolto ai bambini da 0 a 24 mesi. È un programma nato negli Stati Uniti circa 30 anni fa e dal 2015 esiste anche il Baby Signs Italia.

Secondo la mia esperienza personale, l’importante è capire cosa vuol dire attivare una comunicazione corretta per farsi intendere da chi ci ascolta e in questo particolare caso usufruendo di segni/gesti e voce.

In questo senso, i fattori più importanti da tenere in mente sono:

  • usare segni chiave sempre uguali;
  • accompagnarli dalle solite parole;
  • accompagnarli dal solito tono;
  • cercare di diminuire il più possibile quelli che possano essere i “rumori” nella comunicazione.

Quali sono i “rumori” a cui mi riferisco? Sono sì, i rumori esterni (un treno che passa, ecc.) ma possono essere anche altri:

  • rumori fisiologici: il bambino non mi sente bene per una perdita dell’udito o semplicemente non mi ascolta per via di qualche dolore che ha;
  • rumori psicologici: io o il bambino abbiamo una preoccupazione e questo interferisce con la mia o la sua abilità di esprimere o recepire un messaggio;
  • rumori culturali: quando un messaggio viene comunicato anche nella solita lingua tra due comunicatori appartenenti a culture diverse;
  • rumori sociali: quando siamo in tanti a comunicare con il solito bambino, il bambino ha più difficoltà nel seguire più emittenti che hanno modalità diverse di comunicare;
  • rumori sensoriali: ci sono forti odori o luci intermittenti o forti, anche questi possono interferire nel processo di comunicazione.

BUONA COMUNICAZIONE A TUTTI!

 

Tata Ivana

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica (lingue: inglese e tedesco), tata Ivana ha un diploma di Educatrice per l’infanzia. Nel suo percorso, ha maturato conoscenze di A.B.A. (Analisi del comportamento applicata), P.N.L. (Programmazione neuro linguistica) e massaggio infantile, e ha maturato esperienze come: educatrice, insegnante di sostegno in asili nido e scuole dell’infanzia; tata in famiglia, aiuto compiti, babysitter a chiamata per famiglie di lingua inglese, tedesca, francese, anche in contesti di lusso e riservatezza; animatrice in feste di compleanno e matrimoni; volontaria con persone con disabilità.

CONTATTI:

Email: ivana.are@libero.it

Cell. 348 3532476

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