Quando le parole danneggiano l’autostima dei bambini

Ogni bambino nasce con una dose elevatissima di autostima. Una relazione poco ottimale con adulti (genitori, insegnanti o altri adulti con cui entrano in contatto) che non sanno come seguire e assecondare la sua natura mette in campo azioni, parole, emozioni che alterano questo stato idilliaco e propenso alla massima efficacia insito nel bambino. Oggi la dottoressa Catia Pierotti ci offre il suo speciale punto di vista di Pedagogista Olistica per farci riflettere su come ogni adulto che entra in relazione con un bambino o un ragazzo può influire molto sulla sua autostima. 

 

Le parole sono molto importanti. Lo studioso Masaru Emoto per anni ha condotto studi empirici sulle informazioni contenute nelle molecole dell’acqua, andando ad analizzare le informazioni che contenevano se esposte a messaggi positivi o negativi e come diversamente si conformavano e si cristallizzavano a seconda dell’esposizione vibratoria alla quale erano state sottoposte. Pensieri di amore, condivisione, accettazione portano nei cristalli di acqua ordine e armonia mentre odio, rabbia, rifiuto: conducono, in pratica, alla generazione del caos. Considerando il fatto che il nostro corpo è composto per più del 75% di acqua è importante sapere che le vibrazioni che emettiamo nei confronti degli altri esseri, siano essi umani o non, possono fare la differenza anche per il loro benessere psicofisico, la loro salute e, nel caso dei bambini, la loro crescita e autostima.

Tutto l’Universo si muove per via vibrazionale, il colore emana onde elettromagnetiche, i suoni sono vibrazioni (siano essi musicali che di parole); le forme sono vibrazioni, i nostri pensieri sono onde vibratorie, ecc. Se pensiamo a questo ogni volta che facciamo uso del nostro corpo, della nostra mente o delle nostre azioni, sicuramente saremo molto più responsabili e ponderati verso chi o ciò che ci sta intorno.

Sulla autostima dei figli, su come farla crescere o coltivarla sono state scritte innumerevoli cose perché credere in se stessi è un problema molto diffuso e non riguarda solo i bambini o i ragazzi, bensì gli stessi adulti che, essendo degli insicuri, cercano mille soluzioni per non passare tale informazione alla propria progenie. C’è chi dice che bisogna lodarli, altri che bisogna motivarli, altri ancora che bisogna rimproverarli quando sbagliano, fino al rinforzo positivo stile Pavlov: insomma i filoni da poter seguire sono tanti.

Cominciamo a considerare il fatto che autostima non significa “quanto siamo belli e bravi” ma significa auto-stimarsi ovvero conoscere il proprio valore nel senso di quali sono e che peso hanno per la nostra vita le nostre virtù e le nostre debolezze. Autostimarsi significa essere consapevoli di ciò e di quello su cui possiamo contare, le nostre peculiarità, ciò che ci rende esseri unici con particolari abilità, virtù, talenti e passioni che entrano in ruolo ogni qual volta vogliamo realizzare i nostri progetti.

Dobbiamo anche conoscere e tenere presente anche quali sono invece le caratteristiche che naturalmente non fanno parte di noi come debolezze, attività che non ci ispirano e non ci appassionano in quanto non sono nostre passioni o talenti innati e che non potremo utilizzare spontaneamente per la nostra realizzazione, ma che comunque possiamo decidere di imparare e sviluppare con lo studio e la pratica.

Il problema è che siamo talmente abituati a fondare la valutazione di noi stessi sulla base dei canoni esterni, su cosa gli altri fanno e su come gli altri sono, ma anche come gli altri ci vedono e ci giudicano, che ci siamo convinti di non valere, di non essere capaci, di non piacere, di essere sempre inadeguati.

In realtà questo sarebbe anche un falso problema in quanto tutti i bambini nascono con una dose elevatissima di autostima. Il bambino infatti sa chi è, sa su quali doti può contare, sa cosa vuole e ha una estrema fiducia in sé e nella vita; peccato che una relazione poco ottimale che non sa come seguire e assecondare la sua natura, metta in campo azioni, parole, emozioni che alterano questo stato idilliaco e propenso alla massima efficacia insito nel bambino.

L’autostima dei nostri bambini e dei nostri ragazzi viene quotidianamente minacciata dagli adulti che li circondano: genitori, gli insegnanti o le altre figure con cui entrano in contatto. I nostri figli in realtà subiscono lo stress dei voti a scuola, quello da prestazione eccessiva nella pratica sportiva, sentono il bisogno di omologarsi alle mode del momento o ai leader sportivi o dello spettacolo sulla cresta dell’onda per sentirsi anche loro importanti, mancano di rispetto ai loro genitori, fanno di tutto per denigrare mamma e papà così da sentirsi di valere maggiormente rispetto al modello originale “di fabbrica”; si sentono degli “sfigati”, non si piacciono fisicamente, non amano e bistrattano il proprio corpo, si vergognano di quello che sentono e di quello che pensano soprattutto se questo differisce dalle banalità del “gregge”.

Ora, presa coscienza di questo, cerchiamo di non cadere nella trappola della superficialità dando, come spesso siamo abituati a fare, la responsabilità all’esterno e magari dicendo: “è colpa dell’allenatore”, “è colpa dell’insegnante”, “è colpa della TV”. Ognuno come adulto che entra in relazione con il bambino o il ragazzo può fare molto per lui partendo da una intima interrogazione personale e ponendosi domande, come: possono le mie parole, le mie azioni e le mie emozioni influenzare l’autostima di questo essere umano (sia esso figlio, allievo, alunno o altro)? È vero che io concorro a creare la sua autostima? È importante e positivo che io faccia qualcosa affinché si stimi e creda in SE’? Davvero è un timido? Ma veramente si vergogna? Possibile che sia un pasticcione?

Ogni bambino come essere umano possiede il suo temperamento naturale ma su questa base si edifica poi quello che sarà il suo carattere che lo contraddistinguerà nella vita permettendogli di raggiungere o fallire i propri obiettivi: detto questo non puoi esimerti dal fatto che la tua influenza diretta e dell’ambiente esterno tenderà a forgiare anche la sua autostima.

Nel prossimo articolo vedremo quali sono le parole da non dire ai nostri bambini e ragazzi per proteggere la loro autostima.

 

Catia Pierotti

Naturopata Pedagogista Olistico

 

Nata a Lucca nel 1970, la dottoressa Catia Pierotti si è laureata in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero nel 1996. Nel anno 2000 dopo varie esperienze professionali come Educatore Professionale crea il primo Nido d’Infanzia sul territorio della Media Valle del Serchio. Nel 2007 consegue Master di Secondo livello in Coordinamento Pedagogico di Asili Nido e Servizi all’Infanzia. Sempre pronta a mettersi in gioco e ad accrescere la sua competenza professionale, nel 2010 si iscrive presso la Scuola di Naturopatia dell’Istituto Riza Medicina Psicosomatica di Milano, consegue il Diploma di Naturopata nel 2014. Nel corso di questi stessi anni la passione per la Medicina Quantistica e le cure seguendo solo canoni naturali fa in modo che si Specializzi in Kinesiologia Applicata, Iridologia classica e Sistemico Familiare, Floriterapia Australiana, Psych-K e Tethahealing. Dal 2015 lascia la sua attività imprenditoriale per dedicarsi appieno alla libera professione di Kinesiologa e Naturopata Psicosomatico. Gestisce un suo Blog nel quale si affrontano argomenti di Educazione Naturale ma anche Salute & Benessere a 360° oltre che temi di Crescita personale. Lavora con adulti e bambini considerando che la Natura non conosce limiti di età e che l’amore per l’essere umano non deve trovare ostacoli. Collabora con l’Associazione Italiana Naturopatia Infantile, membro Iscritto presso FINR Federazione Italiana Naturopati Riza.

 

CONTATTI

Dr.ssa Catia Pierotti

Parafarmacia I Girasoli Via Delle Ville San Marco, 55100 LUCCA

Tel. 347.2108324 – E-mail catianaturopata@gmail.com

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