Surfer Joe: L’Aquilotto ha detto sì

Subito dopo la nascita, le infermiere della nursery avevano soprannominato Diego “L’Aquilotto”.

Nei cinque giorni in cui siamo stati ricoverati in ospedale, non facevano che portarmelo in camera quando prendeva a strillare come una poiana di montagna e non riuscivano a farlo smettere. E, alla faccia del roming-in, io facevo altrettanto, quando avevo bisogno di riposare un po’. In certi momenti, sembrava di giocare a palla avvelenata.

“Tuo!”

“No, tuo!”

E alla fine, sì, era mio. Così, una volta a casa, nelle prime notti insonni in sua compagnia, Topino e io abbiamo potuto apprezzare la potenza delle corde vocali di Diego, in grado di emettere suoni paurosamente simili a quelli di un’aquila alpina che si lancia in picchiata su un nido di ignare pernici. Ogni notte sembrava di stare sulla Marmolada.

Ora, capite bene che portarsi un Aquilotto così al ristorante non è cosa da poco.

E proprio per evitare questo tipo di inquinamento acustico, generalmente ce ne guardiamo bene dal frequentare posti pubblici che non siano riserve faunistiche.

Oggi però ci andava di attentare ai timpani dei nostri concittadini e siamo stati a pranzo fuori.

Dopo un’accurata pianificazione dell’uscita, che nemmeno la Regina Elisabetta nel tour del Commonwealth, abbiamo deciso di provare Surfer Joe, l’american diner che ha aperto a fine ottobre in Corso Garibaldi a Lucca.

La gioia.

Patatine fritte che piovono dal cielo su nuvole di ketchup (per noi).

Toast filanti in un mare di risino in bianco (per Diego).

Il locale è grande più o meno come un aeroporto, quindi capisci subito che ce la puoi fare. Insomma, quanto potrà mai rompere le palle tuo figlio se andate a sedervi nell’angolo più remoto lontano da tutto e da tutti?

Poi ti guardi intorno e scopri con piacevole sorpresa che a mezzogiorno di una tiepida domenica di novembre ci sono solo famiglie con bambini. La felicità. “Loro ci capiscono” – pensi subito – “Loro sono sulla nostra stessa barca”. Così ti rilassi un po’ (Poco, eh! Che hai sempre un’aquila reale che ciondola sul passeggino!) e vai a sederti laggiù in fondo, in fondo, moooolto in fondo. Talmente in fondo che sei vicino ai cessi.

Comunque sono cessi bellissimi: quando li ho visti, mi sono commossa.

Con Diego ci siamo lanciati subito alla scoperta di quello donne/bimbi, una gioiosa combinazione di sanitari per adulti e gnomi, su cui troneggia baldanzoso lui: il FASCIATOIO!
Dopo aver passato venti minuti a lavarsi le mani e a parlare di non ho capito cosa con il cestino della carta dalle fiere sembianze leonine, Diego si è finalmente lasciato convincere a tornare in sala dove ci aspettavano Brando, il suo amico del cuore, e i suoi genitori.

Sulle note di qualche pezzo anni Sessanta che ha fatto subito Happy Days, abbiamo ballato nello spazio davanti ai bagni che da solo è più grande del piano terra di casa mia.

Con il fido Brando al fianco, Diego ha poi coraggiosamente deciso di andare ad esplorare l’attigua area gioco.

Ci ha spudoratamente provato con una neonata che stava arrancando sul tappetino colorato: non è andata e così, dopo essersene fatto una ragione, ha pensato di riarredare lo spazio a suo gusto spostando tavoli e sedie con un estro che Renzo Piano scansati.

Neanche un attimo di noia mentre aspettavamo il pranzo, visto che aveva da lavorare. Quindi niente urla. Quindi timpani al sicuro.

La pace.

Sul mitico Antilop, il fido seggiolone di Ikea, i bimbi hanno mangiato le loro cosine mentre noi commensali più alti di un metro ci siamo dati alla pazza gioia con hamburger e patatine fritte. Non c’è un apposito menù bimbi, ma da quello principale è possibile scegliere cose un po’ meno impegnative di burger con peperoncino jalapeno o nachos con guacamole (peraltro buonissimi!).

Ad esempio noi abbiamo optato per dei toast e un po’ di riso bianco condito con olio di oliva. Ma c’erano anche dei sandwiches alla caprese o con pollo grigliato che non sembravano niente male.

 

Insomma è un posto allegro e carino, e anche con i bimbi si sta bene perché loro hanno di che divertirsi (o di che lavorare, nel caso di mio figlio).

Siamo andati via a malincuore però, perché Diego non aveva ancora finito di riarredare lo spazio giochi.

Quindi, cari signori del Surfer Joe, torneremo presto!

Non è una minaccia. O forse sì.

 

 

Post in collaborazione.

2 pensieri riguardo “Surfer Joe: L’Aquilotto ha detto sì

  • 17 novembre 2017 in 10:53
    Permalink

    Come sempre è un vero divertimento seguire le imprese di Dieghino alla scoperta del mondo fuori casa…! Aspetto la prossima…😂

    Risposta
    • 17 novembre 2017 in 15:46
      Permalink

      Dieghino ringrazia… e anch’io! 😀

      Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *